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13/01/2019

“La wunderkammer Raimondi riflette mezzo secolo di storia della posa”

La wunderkammer Raimondi riflette mezzo secolo di storia della posa, tre gli ingredienti: Passione. Perseveranza. Un po’ di Fortuna”. Così Ivan Raimondi, titolare della Raimondi Spa, svela il segreto per restare sulla cresta dell’onda del mercato da 45 anni. Tante sono le candeline spente da questo partner dei professionisti della posa, la cui parabola personale coincide con la storia stessa della ceramica: dagli inizi anni ’70 fino all’innovazione post Duemila. Il museo (guarda il video) interno alla Raimondi è il riflesso di un cammino di oltre quarantacinque anni – non solo economico, ma anche sociale – ed il patron – personalità riservata e restia a raccontarsi – eccezionalmente mi apre di persona i battenti.

L’esposizione cristallizza cronologicamente ogni tappa della ditta: dalla prima fattura Italia 1 giugno  1974,  alla prima fattura export 1 ottobre dello stesso anno, verso la Francia, dove la Raimondi riuscì in breve tempo a sfondare, dai prototipi “artigianali” alle attrezzature tuttora in produzione, dal logo iniziale con un cagnolino (del padre Mirco, nel 1974, “È meglio un cane per amico che un amico cane”) per poi aggiungere l’altro cagnolino più “vispo” nell’84, quando il brand venne aggiornato guardando al futuro. Fino ai primi listini, bilanci, contabilizzazioni di magazzino, schedari clienti fatti a mano e poi redatti con le prime macchine da scrivere Olivetti. Un patrimonio unico che fa rivivere, ai giovani d’oggi probabilmente ignari, di come si costruiva un’azienda ai tempi prima dell’avvento della tecnologia.

 

Garage

L’avventura di questo perito termotecnico, che ha preso il volo nel commercio con l’incarico di agente monomandatario Mapei per la Toscana e Umbria, ricorda con affetto l’inizio, avvenuto in un garage.

“Con i miei genitori e mio cugino Giorgio (il progettista) lavoravamo lì. In occasione della prima fiera SAIE un cliente francese, ci contattò dicendosi interessato ad acquistare cinque battipiastrelle; allora ne producevamo cinque al mese, però prima voleva vedere la fabbrica che non esisteva ma mio padre ebbe un colpo di genio: rispose “va bene, però non la porto dove facciamo l’assemblaggio, ma in luogo segreto dove studiamo e realizziamo i prototipi”. Solo dopo anni di collaborazione rivelammo il bluff a colui che era diventato un fedele cliente, ridendoci sopra”.

Risale a questa stagione pionieristica il trasformatore con la radio,

“Sì, in quegli anni nascevano le Radio Libere e quasi tutti i posatori mentre lavoravano le ascoltavano: noi compravamo un transistor, lo smontavamo e lo rimontavamo, ma ci chiesero i diritti Siae e smettemmo”.

 

 

Non numeri o sigle: anche i prodotti hanno personalità

Fedeli al logo aziendale, i primi prodotti riportavano i nomi delle razze del cane, come “Lupetto, Doberman”, i battipiastrelle che segnarono gli esordi. È legato ad un aneddoto la nascita di un altro prodotto diventato pietra miliare grazie alla perseveranza. “Mia  mamma arrivò in garage canticchiando “Io cerco la Titina, la cerco e non la trovo…”: (guarda il video) così è nato spontaneo il nome di una delle attrezzature più note del nostro marchio”. Si tratta della monospazzola – dalla lunga gestazione durata tre anni causa problemi alla meccanica – è poi diventata un must have, declinato nelle varianti “Super Titina, Maxi Titina, Iper Titina, Mega Titina”.

 

Gadget ante litteram 

Tra le mirabilia del museo spiccano i gadget ante litteram rivolti al piastrellista, vere e proprie chicche dell’esposizione:  “dall’Amico di Viaggio”, che anticipava l’attuale Scheda di Tracciabilità parte integrante della normativa UNI 11493 ad un welcome pack-brochure piegato su se stesso che ricordava la forma di una piastrella di pochi millimetri di spessore, quasi come anticipasse il futuro. C’è anche l’antesignano dell’attuale “disco orario”, per calcolare il consumo al metro quadro di crocette o “T” (cioè distanziatori) in funzione del formato piastrella. Da notare che, oltre ad averlo progettato lo assemblavamo in orari extra lavoro al fine di ridurne i costi e renderne la distribuzione gratuita .

 

I punti di forza

“I punti di forza? Restare a contatto diretto con i posatori e distributori, ascoltando con attenzione le loro esigenze, realizzare soluzioni provandole sul campo insieme puntando a tre obbiettivi: migliorare la qualità del lavoro finito, incrementare la produttività e ridurre la fatica fisica dell’operatore. Così siamo riusciti a differenziarci”.

Un’attenzione maniacale per il cliente ed uno spirito di sacrificio che viene confermata dalla locandina appesa al muro “Raimondi in tour”, che rende conto di viaggi spola lungo lo stivale e oltre per “andare sul posto e mostrare l’utilizzo dei nostri prodotti”.

 

Professione o professionisti?

In un settore, quello dell’edilizia, che “si sta orientando sempre più ad affiancare l’architettura con opere di design”, secondo Ivan i piastrellisti avranno un futuro solo a patto di diventare professionisti.

“Essere professionisti vuol dire specializzarsi tramite la continua formazione; per tal motivo abbiamo da sempre sposato il format di Assoposa di cui ci onoriamo di essere “socio fondatore e partner tecnico”. Purtroppo i giovani non si avvicinano al mestiere di piastrellista perché viene ancora erroneamente visto come lavoro pesante e degradante; non è così.  Ci auspichiamo che la specializzazione “piastrellista” venga introdotta nelle scuole Professionali unico mezzo per tramandare l’Arte della Posa non più possibile attraverso la classica catena di Padre in Figlio”.

I modelli umani

Viene spontaneo chiedersi quali siano stati i modelli umani che hanno “contato” per il giovane Ivan. Nelle bacheche balza all’occhio un biglietto di auguri di Giorgio Squinzi, custodito in una teca di vetro assieme ad un libro prodotto negli anni ’90 da Mapei in occasione del restauro dei Musei Vaticani. Ivan riconosce che  la frequentazione, ad inizio carriera , per motivi di lavoro con Giorgio Squinzi è stata altamente formativa.

Escludendo i genitori due sono state le persone prese a modello: Giorgio Squinzi e Diaz O’Kelli titolare di una Industria Ceramica Argentina . In entrambi ammiravo “il carisma, l’approccio con i collaboratori, ed il prossimo in genere”.

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Umiltà sempre – il rapporto con i dipendenti-

Origini umili. E l’umiltà continua ad improntare il rapporto di Raimondi con i dipendenti, diventati un centinaio nei due stabilimenti della società.

“Sono cresciuto sul campo e sono consapevole che c’è qualcosa da imparare da tutti; la supponenza non serve”.

Nel vederlo arrivare ogni giorno dalle 7.30 alle 10:30 nel suo ufficio che condivide con i dipendenti, anzi collaboratori, nella sede storica (di via dei Tipografi 11), per poi proseguire la giornata nella nuova sede (in via Della Costa 300), Ivan incrocia una marea di sorrisi e saluti, sintomo di un sereno rapporto con i dipendenti.

“Essere solisti non paga, a mio avviso è la squadra ad essere vincente”.

La lungimiranza passa attraverso la non imposizione delle pause d’intermezzo a orari prestabiliti:

“Da noi ciascuno è libero di autogestirsi la pausa: se il lavoratore sta meglio, lavora meglio. Conferire una piccola autonomia ripaga sempre”.

Pane e Posa 

“Mio figlio è cresciuto a pane e posa, è “quasi” naturale che abbia proseguito su questa strada”.

Lo scoglio del passaggio del testimone non si è mai posto per questa azienda  ormai alla terza generazione (Individuale nel 1974, Srl nel 1984 e Spa dal 2003). Ivan è affiancato da tempo dal figlio Marco e dal nipote Riccardo quest’ ultimo erede di Giorgio Sighinolfi.

Una passione che pare trasmettersi con il sangue.

“L’abitazione era sopra la prima sede, in contabilità c’era mia moglie Carla, il figlio Marco era appena nato. Era inevitabile venisse “contagiato” da questa simbiosi vita-lavoro.

A cosa non rinuncerebbe mai?

“Venire a lavorare. Stare con i miei nipotini . Giocare a tennis”.

 

Se sull’ultimo pannello di plastica (materiale poi soppiantato dai moderni Led) regnava lo slogan “Non mancheremo di stupirvi”, la Raimondi Spa è una società che ancora oggi va incontro alle speranze ed alle aspettative dell’utente, grazie alla vulcanica personalità e alla fede per “le cose fatte bene” di un uomo che ha saputo trascinare nella stessa filosofia famiglia, collaboratori e clienti. Un esempio per molti giovani imprenditori e per tutti coloro che vogliono diventare professionisti.

Ringrazio personalmente il signor Ivan per la disponibilità, cortesia e professionalità. VG

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