“La wunderkammer Raimondi riflette mezzo secolo di storia della posa”
22/04/2019

Attiviamoci… il post Covid-19 ci aspetta!

Attiviamoci…il post Covid-19 ci aspetta

La salute sempre e prima di tutto ma ahimè la salute non basta se in parallelo c’è una situazione economica drammatica, in particolare per quelle micro attività che dopo aver superato i sacrifici dei primi anni si ritrovano spesso impreparate davanti ad interi settori stravolti dal coronavirus mentre i sostegni dal Governo, oltre ad essere insufficienti per l’emergenza sanitaria, impongono fortissime limitazioni che rischiano di vanificare e azzerare gli sforzi di una vita.

Poche righe per trasmettere un piccolo incoraggiamento ma soprattutto per condividere un esempio, augurandomi possa essere uno spunto per quelle attività che possono ancora essere operative in base all’ultimo Dpcm nonché per tutte quelle attività che dovranno ripartire post Covid-19.

Ho ancora quel messaggio sul mio telefonino quando si poteva ritirare il cibo da asporto.

“Non viene più gente, siamo disperati, possiamo andare avanti sì e no un paio di settimane”.

Sto parlando di un locale di altissimo livello con in carico 7 dipendenti, dove i titolari da sempre si erano rifiutati di attivare sia l’asporto che la consegna a domicilio. Titolari che, davanti alla prima restrizione emessa (somministrazione solo per l’asporto e consegna a domicilio), non avevano voluto snaturare quel bellissimo ristorante convertendolo in una sorta di food delivery. 

Armata di tantissima pazienza ho cercato di far capire che “lamentarsi” non serve a nulla ma soprattutto che loro, rispetto ad altri, hanno ancora una possibilità. Successivamente ho prodotto un planning nel quale nessuna tappa doveva essere saltata, neppure davanti ai primi segnali di ripresa.

Verificate e attivate le idoneità necessarie, quali quelle sanitarie e di sicurezza dei lavoratori, ho proseguito nel creare una comunicazione che potesse in tempi rapidissimi informare i clienti e quelli futuri dei nuovi servizi.

Per ottenere ciò è necessario eseguire un check-up aziendale (per sapere come farlo suggerisco di leggere cliccando qui), fondamentale perché permette di individuare tra i tanti strumenti quale scegliere soprattutto se il budget ed il tempo sono limitati.

 

Tra sito web, app e social qual è il più idoneo per il caso in oggetto?

Vediamo insieme cos’ho scelto e perché.

Ho scartato la creazione di un App (è un software per dispositivi come tablet e cellulari) o di affiliarsi ad App esistenti perché nel primo caso è richiesto un investimento importante sia in termini di realizzazione che di costi, nel secondo caso perché per affiliarsi ad App è necessario distinguere quelle neo costituite (che hanno pochissima visibilità, quindi state attenti!) da quelle dal circuito più ampio; per queste ultime il canone di affiliazione può raggiungere cifre importanti ma soprattutto imporre restrizioni nel caso si voglia interrompere la fornitura e creare la propria.

Dopo aver ideato il packaging per la consegna a domicilio (con contenitori idonei ma anche riciclabili e, perché no, accattivanti) successivamente ho allestito uno smart e-commerce per ordinare online pranzo e cena, mettendo in rete foto relative ad antipasti, primi, secondi, bevande, offerte speciali, gift card con risposta di conferma e disponibilità della fascia oraria entro 3 ore. Questa tipologia di e-commerce è lo strumento attualmente più comodo, veloce e sicuro per l’utente ma anche per l’azienda. Superate le fasi iniziali relative all’inserimento dei contenuti precedentemente descritti, lo step successivo è la pubblicità del nuovo servizio. L’ alternativa più economica in termini di costi sono i social perché possono fin da subito generare visibilità rispetto al web site, con l’avvertenza che debbono essere costantemente aggiornati.

Infatti tutti i siti web, per essere “riconosciuti” dalla piattaforma in cui vengono ospitati (Google), impiegano diversi mesi; per poter accorciare questi tempi occorre effettuare delle campagne pubblicitarie. Quando si fa una ricerca su Google vi sarà capitato di digitare sul browser delle parole: compaiono per primi quei siti che riportano la scritta “Annuncio”, significa che l’azienda ha in essere una una campagna pubblicitaria. Essendo consapevole che già la costruzione di un sito è un investimento importante ho ritenuto per questa realtà di non effettuare tale scelta, bensì di optare per le campagne pubblicitarie sui social molto più economiche, facendo attenzione a non andare fuori target.

Il target è la fascia dei potenziali acquirenti di un prodotto-servizio, o dei fruitori di un messaggio pubblicitario. Come ho sempre ripetuto ai miei corsi quando li facevo, non importa nulla avere tanti follower sulla vostra pagina se poi sono fuori target ovvero non interessati perché l’algoritmo (un codice o diagramma di flusso che fornisce al computer le direttive per eseguire qualsiasi operazione da compiere) dei social riconosce che quella pagina non genera interesse, costringendo il committente a fare di continuo non solo campagne sponsorizzate che portano solo spese ma anche a pubblicare ripetutamente contenuti rischiando di diventare invadenti. Se è impensabile smettere di fare advertising sui social, è evidente che occorre una profonda conoscenza delle modalità più opportune.

Non ci si può improvvisare in strategia di impresa, così come è presuntuoso pensare che sia sufficiente pubblicare una foto (facendo attenzione al copyright, non si può pubblicarne una qualunque o copiarla da altri) e aggiungere due righe o addirittura indicare solo degli hashtag e mandarla in sponsorizzata: è l’errore più grosso che si possa fare, così facendo avrete solo dei costi senza incrementare il giro d’affari.

Per gestire un lancio o rilancio di un nuovo prodotto-servizio sulle piattaforme digitali serve un vero e proprio know how: moltissime conoscenze tecniche che devono essere quotidianamente aggiornate e che non si imparano in un corso di 4 ore o in un libro. Certo può essere un’ottima infarinatura, ma non è sufficiente.

Beh volete sapere  come è andata a finire la storia dei ristoratori disperati?

Nel giro di tre settimane da un cassetto ordini  quasi a zero il locale ha iniziato a fare i tripli turni per la consegna a domicilio, ora lavora a pieno ritmo sia a pranzo sia a cena e addirittura ha raddoppiato i propri introiti rispetto al periodo pre-pandemia.

La difficoltà più grande che ho incontrato è stata quella di convincere i titolari a cambiare il loro modo di pensare e di conseguenza di lavorare. Cambiare la nostra mentalità richiede sempre un notevole sforzo. Una specie di rivoluzione copernicana, per i titolari: sono passati dal ricevere nel ristorante i loro clienti a nemmeno vederli, perché per la consegna a domicilio mi sono appoggiata ad una struttura già esistente (mezzo e personale idoneo, etc) pagando un canone veramente irrisorio che ha permesso di rifare il look alla realtà. L’altro strumento che si è rivelato vincente è stato quello di non interrompere le campagne sponsorizzate sui social, che attualmente sono ancora più vantaggiose rispetto ai sistemi tradizionali, con contenuti mirati e non impersonali o privi di stile.

Presto mi auguro che l’Italia possa riaprire tutte le attività, ma il mondo è già cambiato. Pertanto vi consiglio di non perdere tempo, di guardare avanti, di attivare l’iter per convertire la vostra attività imprenditoriale alle mutate esigenze e di affidarvi a personale esperto. L’improvvisazione è un vicolo cieco dispendioso e talvolta dannoso. Perciò, soprattutto dopo un periodo di crisi come questo, soppesate e valutate molto bene a chi affidate il vostro denaro.

Resto a disposizione, non per supponenza ma per efficienza!  

Grazie per l’attenzione.

VG

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